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22 Ottobre 2025

“Le parole fanno più male delle botte”: Un racconto autentico contro il cyberbullisimo

News e Articoli

Nel gennaio del 2013 una ragazza di quattordici anni, Carolina Picchio, si è tolta la vita dopo essere stata vittima di un episodio di cyberbullismo. Era tornata a casa da una festa, dove alcuni coetanei l’avevano filmata mentre era incosciente, e il video era poi stato diffuso sui social. Nei giorni seguenti, Carolina era diventata bersaglio di insulti, commenti offensivi, prese in giro. Poco prima di morire aveva lasciato un biglietto con parole che oggi conosciamo bene: «Le parole fanno più male delle botte».

Da allora, il suo nome è legato alla prima vicenda italiana in cui il cyberbullismo è stato riconosciuto come causa diretta di una tragedia. Il caso finì in tribunale, e per alcuni dei ragazzi coinvolti il reato è stato estinto con la messa alla prova, un percorso educativo previsto per i minori. Ma la vera conseguenza di quella vicenda non è stata solo giudiziaria: è stata civile, culturale, educativa. Carolina è diventata il volto di una consapevolezza nuova.

A distanza di più di dieci anni, suo padre Paolo ha deciso di raccontare quella storia in un libro appena uscito per De Agostini, dal titolo Le parole fanno più male delle botte. Il messaggio di Carolina sul cyberbullismo. Il volume non è solo una testimonianza personale, ma uno strumento pensato per studenti, docenti ed educatori, con l’obiettivo di aprire spazi di confronto sul tema della violenza online. Raccontando cosa è successo a sua figlia, Paolo Picchio aiuta a dare un nome alle dinamiche che spesso si nascondono dietro lo schermo: la leggerezza con cui si invia un messaggio, la rapidità con cui una foto o un video diventano virali, il silenzio che circonda chi subisce.

Il libro è anche un invito a non voltarsi dall’altra parte. Nella parte finale, infatti, si trovano materiali utili per la discussione in classe, indicazioni per insegnanti e genitori, e spunti per lavorare sull’educazione digitale in modo concreto. È uno strumento che può essere facilmente integrato nei percorsi di educazione civica, e che aiuta a portare in aula non solo il tema del cyberbullismo, ma anche il valore delle parole, il peso delle relazioni, l’importanza del rispetto.

Dalla vicenda di Carolina è nata anche la Fondazione Carolina, che lavora da anni per prevenire e contrastare i pericoli del web tra i più giovani. La fondazione organizza incontri nelle scuole, offre supporto psicologico e promuove attività di formazione per adulti e ragazzi. 

Parlare di questi temi oggi è ancora più urgente. Secondo i dati ESPAD Italia 2024, quasi la metà degli adolescenti tra i 15 e i 19 anni ha subito episodi di cyberbullismo. Più di 800.000 studenti italiani ammettono di averne commessi. E spesso, chi è vittima è stato anche autore. Le ragazze risultano più esposte, e la scuola continua a essere il luogo dove più facilmente si manifestano queste dinamiche. La cronaca recente non manca di riportare casi gravi: giovani esposti a molestie online, video diffusi senza consenso, situazioni di vergogna e solitudine che sfuggono all’attenzione degli adulti fino a diventare emergenze.

Il libro di Paolo Picchio non dà risposte semplici, ma pone le domande giuste. A partire da quella che ogni insegnante, genitore o educatore dovrebbe farsi: cosa posso fare io, oggi, per non lasciare solo un ragazzo o una ragazza che chiede aiuto?

 

Leggi il libro:Le parole fanno più male delle botte

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