Tutte le famiglie che funzionano si somigliano. Loro, invece, non somigliano a nessuno.
Sono sbrindellati e stravolti, allevano bruchi e ragazze alla pari, ignorano il passato del verbo crescere e conversano con la cintura dei pantaloni andando a scuola. Hanno dubbi esistenziali («Perché quella bambina in cortile mi guarda sempre?») e amori oltreoceano. Vorrebbero avere un cane e invece hanno Marìotereso, l’amico immaginario che vive nel muro della cucina, mangia olive e li giudica senza pietà.
Diario di una famiglia (quasi) normale è la follia di un anno scolastico, le notti insonni e le giornate frenetiche, il corso di nuoto e l’appendicite, tre fratelli che litigano e una ragazzina che li mette in riga, i giochi, i denti che cadono, i biglietti anonimi a forma di cuore, le conversazioni stralunate, i regali della nonna e le regole per sopravvivere alle medie.
Dentro ci trovate Madre che esce di casa all’alba per andare a lavorare, che perde i pezzi e sogna solo di dormire. Ci trovate Padre, distratto e saggio, con le cuffie in testa e un aereo in partenza. Ci trovate un Grande che si crede il capo anche se ha solo quattordici anni, un Medio che ha pensieri storti e lo sguardo pazzo, un Piccolo, detto Sneddu, che è un campione di nuoto ma non lo sa. Il giovedì c’è anche Saccenta che ha i boccoli, gli occhi blu e viene a cena gettando scompiglio. Nella stanza in fondo al corridoio si è installata una ragazza americana che suona l’ukulele e cerca un fidanzato italiano.
Sono loro, siamo noi, famiglie un po’ disfunzionali, che facciamo fatica a stare dentro le parole. E infatti ci sono anche i disegni, bellissimi, di Andrea Dalla Fontana, che ha capito tutto e pure di più.