Mi rivedo bambina che entravo nella biblioteca di casa, aprivo le ante di vetro e legno e fissavo i dorsi di pelle o di cartone finché non trovavo un libro che, per qualche motivo, mi chiamava. Era una condizione particolare, lo so, tuttavia si può fare la stessa cosa nelle biblioteche di quartiere o quelle scolastiche. Mi facevo guidare dall’istinto: tiravo fuori un libro dopo l’altro, ne studiavo il disegno in copertina e poi leggevo la trama, per poi decidere in quale avventura tuffarmi.
Così trovai altri due libri che per me rappresentarono una scoperta esaltante e nel medesimo tempo estremamente divertente: “Il giornalino di Gian Burrasca” di Vamba e “Pippi Calzelunghe” di Astrid Lindgren. Avevo visto le serie televisive – già datate nel periodo in cui io lessi i libri: figuratevi che Gian Burrasca era ancora in bianco e nero – e li lessi con un piacere incredibile.
I due libri raccontavano, ciascuno a suo modo, la storia di due ragazzini terribili: Giannino e Pippi. Due creature in perpetuo movimento, entrambe dotate di un’intelligenza fuori dagli schemi, piene di un’inventiva bizzarra che spesso le portava a compiere marachelle che lasciavano prostrati gli adulti. Due adorabili canagliette che rivendicavano con determinazione il loro diritto alla libertà di essere se stessi e di sperimentare la vita attraverso i propri errori.
Mi sentivo molto vicina a loro, proprio perché, come Pippi con il suo cavallo o Giannino con i suoi terribili scherzi, non volevo essere imbrigliata in un sistema di regole che schiacciava la mia fantasia e la mia voglia di scoperta, oltre che il mio bisogno di indipendenza.
Oggi posso dire che quella bambina anarchica e un po’ incosciente è sopravvissuta e spesso fa capolino nella mia mente e nei miei gesti. Sono felice che i libri mi abbiano aiutato a conservarla e a proteggerla.
La lettura mi offriva appunto questa via di fuga in una moltitudine di storie e di mondi che erano solo miei, dove regnava la libertà di pensiero. In quegli anni ho scoperto anche un altro piacere: quello della rilettura. Era un’attività che seguivo e seguo ancora oggi con una devozione quasi maniacale, perché mi dà la possibilità di tornare nel mondo dove sto bene, al riparo e al sicuro.