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12 Ottobre 2026

Accendere i fuochi della ribellione gentile: la lezione dello scrittore bestseller Gianrico Carofiglio ai ragazzi

Accendere-i-fuochi-della-ribellione-gentile-la-lezione-dello-scrittore-bestseller-Gianrico-Carofiglio-ai-ragazzi

Una bussola per i cittadini di domani: è approdato in libreria l’ultimo lavoro dello scrittore bestseller Gianrico Carofiglio, Accendere i fuochi (Mondadori), un testo rivolto a ragazzi e ragazze, ma anche a tutti coloro che, per professione o vocazione, accompagnano i più giovani nel loro percorso di crescita.

Non si tratta di una semplice lettura, ma di un vero e proprio manuale operativo per il cambiamento. Il volume esplora i nodi chiave della nostra convivenza civile: la natura del potere, i confini della libertà e la profonda responsabilità che deriva dall’uso del linguaggio, inteso come strumento capace di ferire o, al contrario, di accogliere e costruire ponti.

Siamo lieti di ospitare sul nostro sito un intervento esclusivo dell’autore, che racconta in prima persona il senso e la genesi di questo libro.

Alla fine dell’articolo, troverete anche il materiale didattico per approfondire i temi trattati nel libro.

Accendere i fuochi

Di Gianrico Carofiglio

C’è chi pensa che l’istruzione sia come un lavoro di travaso. Qualcuno sa delle cose, qualcun altro no, e il compito di chi insegna sarebbe riempire dei secchi vuoti con contenuti già pronti: nozioni, date, definizioni, risposte corrette.

È un’idea rassicurante, perché sembra ordinata e controllabile, e certo le nozioni sono importanti, sono l’ossatura di ogni competenza e non possono essere tralasciate. Ma questa idea di istruzione semplifica un po’ troppo le cose, perché tratta le persone come contenitori e non come soggetti pensanti, confonde l’apprendimento e la crescita con l’accumulo di informazioni.

L’istruzione non è riempire i secchi, ma accendere i fuochi

Recita una frase famosa, attribuita ad autori diversi: a volte al poeta irlandese William Butler Yeats, altre volte al biografo greco Plutarco. Altre ancora compare senza indicazione di un possibile autore, come se appartenesse a una sapienza collettiva più che a una voce singola. In effetti non sappiamo chi l’abbia pronunciata o scritta per primo. E, a ben vedere, non è nemmeno la cosa più importante.

Le frasi che attraversano il tempo senza consumarsi non lo fanno perché sono firmate, ma perché toccano qualcosa di vero. Qualcosa che riconosciamo, anche senza saperlo spiegare fino in fondo.

Accendere un fuoco non significa trasmettere informazioni.

Significa creare una tensione, far nascere una domanda, mettere in moto un’energia che prima non c’era. Un fuoco non serve solo a illuminare: serve a radunare, a scaldare, a modificare l’ambiente. Il fuoco non dà risposte: crea uno spazio in cui le risposte possono essere cercate insieme.

I fuochi di cui parleremo in questo libro sono quelli che si accendono nei momenti in cui passiamo dall’apatia, o anche solo dall’indifferenza, all’inquietudine viva e alla passione. Quando non ci basta più guardare il mondo scorrere come se non ci riguardasse.Accendere un fuoco, qui, significa innescare la voglia di cambiare. Significa ribellarsi.

Non intendo un certo entusiasmo rumoroso o l’indignazione a tempo determinato. Intendo quella forma di attenzione che rende impossibile voltarsi dall’altra parte con leggerezza.Un atteggiamento che si coltiva e nasce quando impariamo a vedere ciò che normalmente resta invisibile: le persone prima ancora che i problemi, chi viene ignorato, chi non ha voce, chi esiste ai margini del nostro sguardo distratto.

Quando capiamo che il linguaggio è uno dei primi luoghi in cui si esercita il potere. Le parole difficilmente sono neutre: possono ferire come armi o curare come medicine. Il potere? Non è sempre dove sembra. Si nasconde nelle abitudini, in ciò che viene dato per scontato.

L’errore non è una colpa, ma una possibilità

Anzi, l’unica strada attraverso cui davvero impariamo. La libertà non significa fare ciò che si vuole, ma poter scegliere ciò che si pensa e assumersi la responsabilità delle proprie scelte. Immaginare un futuro diverso da quello che ci viene presentato come inevitabile: non è un lusso per sognatori, ma una responsabilità civile, di tutti. Questo libro non promette soluzioni facili né risposte definitive. È piuttosto un invito a guardarsi intorno con occhi diversi, a interrogarsi su cose che sembrano ovvie, a non dare nulla per scontato. Parla di situazioni concrete, di vite reali, di scelte quotidiane.

Propone un percorso, un allenamento dello sguardo e del pensiero. Un invito a coltivare una forma di lotta che non distrugge ma costruisce, che non cerca nemici ma senso di responsabilità. I fuochi di cui parliamo possono essere piccoli. A volte sono la scelta di stare accanto a qualcuno che gli altri ignorano. La decisione di correggere un’informazione falsa anche quando è più comodo lasciar perdere.

Il coraggio di ammettere di aver sbagliato invece di arroccarsi sulle proprie posizioni.O semplicemente – e questo forse è il passo più difficile – la capacità di fare una domanda in più, di chiedere “perché?”, invece di accettare che le cose stiano così per forza. Sono gesti minimi, ma essenziali: perché cambiano l’orizzonte delle nostre vite individuali e collettive.

Accendere un fuoco significa anche questo: imparare a vedere.

Vedere chi normalmente non viene visto, ascoltare chi di solito non viene ascoltato, riconoscere l’esistenza di chi si sente trasparente. Perché il primo atto di ogni cambiamento è questo: accorgersi di qualcosa; soprattutto: accorgersi di qualcuno.

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