Ci troviamo a Sagramoso, un borgo di provincia sperduto e immobile, nell’estate caldissima del 1994. Il narratore è Enea Vercetti, un quattordicenne ironico, ansioso e iperverbale. La sua vita familiare è completamente congelata: il fratello maggiore Achille, da sempre il mito assoluto di casa – sportivo, carismatico, generoso, amato da tutti –, si è chiuso in camera da mesi. Non esce, non mangia con gli altri, non si fa vedere. Comunica solo con Enea, a cui concede brevi scambi filtrati da una password settimanale. Questa porta sbarrata è il centro del romanzo, un confine fisico e mentale che condiziona l’intera casa e che Enea non riesce a violare.
Fuori da quella casa, Sagramoso è stretta tra due minacce opposte. Da una parte c’è Tore, un bullo violento, il classico mostro da cui scappare per non rimediare un pestaggio. Dall’altra parte si staglia l’ombra del Kraul, una creatura leggendaria che si nasconderebbe alla Scatter, un’ex base NATO abbandonata, arrugginita e inghiottita dall’edera.
Tiziano, l’amico albino, fragile ed emarginato, lancia la sfida: il Kraul esiste davvero e realizza desideri impossibili in cambio di oggetti dal valore affettivo immenso. Enea, disperato per l’isolamento di Achille, decide di tentare il patto: va alla Scatter e offre alla creatura la sua vecchia maschera da sub, il simbolo dei ricordi felici dell’infanzia con il fratello. Vuole indietro Achille, a qualunque costo.